Il 1° Maggio e la rivoluzione dei robot

La retorica sul 1° maggio si spenderà a piene mani anche quest’anno.
A 200 anni dalla nascita di Karl Marx , avvenuta Il 5 maggio 1818 a Treviri in Renania, ci si chiede ancora quale sia l’eredità del

filosofo più citato e meno letto della storia, che col senno di poi si rivelò un gigante in economia e un quasi gnomo in filosofia.
In un mondo globalizzato e precarizzato, dove la finanza ha sopravanzato l’economia, Marx, con la forza profetica che gli proveniva dalla sua origine ebraica, aveva preconizzato e compreso tutti i processi dello sviluppo del Capitale, salvo a prevedere che il proletariato come costruzione pragmatica, filosofica e idiomatica, si sarebbe parcellizzato e frantumato diventando di fatto un sottoprodotto mentale di quella borghesia che si voleva stigmatizzare e superare con un processo rivoluzionario dai contorni mai del tutto chiari.
I proletari di oggi che non se ne rendono forse conto e non vogliono certo fare la rivoluzione, sono i nuovi precari, gli esodati, gli extracomunitari e i giovani che non studiano e non lavorano, ma che in fondo inseguono tutti le relazioni liquide di uno smartphone, col livore del social network.
Nessun sindacato li rappresenta più. Questa è un’umanità arrabbiata e sfiduciata, che sa di non avere alternative ai trucioli di una società malata che in Occidente si è evoluta ma poi ha imboccato una via in discesa vivendo troppo a lungo al di sopra delle proprie possibilità a

scapito di Paesi retti da oligarchie e da potentati vissuti all’ombra della guerra fredda.
Quando tenti di estirpare dall’uomo, il suo afflato spirituale e la sua voglia di migliorarsi attraverso l’impresa, gli hai rubato l’anima come hanno dimostrato i tracolli dei Paesi dell’est Europa.
Anche questa è retorica, non ci sono ricette precostituite. L’uguaglianza vagheggiata per tutto un secolo si è rivelata un’utopia. Anche le Elites sono ora ridotte al lumicino come le classi dirigenti cannibalizzate dalla retorica stolta del 1 vale 1, che ha distrutto i corpi intermedi senza trovare soluzioni praticabili.

Alla Repubblica ideale di Platone si dovrebbe sostituire la democrazia possibile di Aristotele.

L’essenza delle cose come dei processi produttivi, va cercata nella materia e non al di fuori di essa; anche in questo Marx aveva ragione. Ma relegando la spiritualità a fatto meramente privato, ha finito per resuscitare lo Stato etico di Hegel.
Dove rifugiarsi allora, quando il lavoro non appare più come lo strumento razionale per la realizzazione dell’uomo?
Forse non rimane che la religione della libertà e del

dovere, laicamente propugnata da Benedetto Croce; Ma queste non sono che elucubrazioni da vecchio liberale, difficili da spiegare a chi non può mangiare.
È più facile prendersela col vicino che magari è più povero di te e diventa il tuo nemico in una guerra tra poveri di cui qualcuno approfitta sempre.
Non disperiamo, comunque. Forse la rivoluzione la faranno i robot, quando matureranno una coscienza e si ribelleranno all’algoritmo che li governa.
Ma noi, non stiamo forse diventando dei robot, lobotomizzati e ridotti allo stato tribale?

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Pubblicato da

MP

giornalista professionista esperto di comunicazione di impegni sociali e politica estera

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