Putin, la Russia riconferma lo zar

Vladimir vladimirovich Putin eletto per la quarta volta alla presidenza della Federazione Russa.

Il nostro esperto Michele Pacciano analizza le implicazioni del voto.
Per comprendere a fondo un Paese, bisogna prima di tutto conoscerne la geografia.

Dall’orografia di una nazione nasce la sua storia, la sua demografia e il suo sviluppo. Non basterà una vita, oltre la fascinazione inconscia e irresistibile che produce su ogni viaggiatore che ci cammini dentro, per esplorare la Russia.

Il territorio oggi denominato Federazione Russa, la stalattite sopravvissuta a quello che fu l’impero sovietico, misura 17.125.191 chilometri quadrati sui quali si distribuisce una popolazione di 146. 838. 993 mila abitanti, per una densità di 8,56 abitanti per km quadrato. la Federazione Russa conta oggi 160 diversi gruppi etnici, che si identificano con altrettante famiglie linguistiche, raggruppate per convenzione, nei due macro gruppi contrapposti di slavi e asiatici.

Solo alla luce di questi primi numeri, peraltro approssimati per difetto al 2017, si può tentare di analizzare il voto che domenica scorsa ha portato Vladimir Putin con il 76, 6% di voti è una partecipazione quasi plebiscitaria, ha votato il 63% degli aventi diritto, a ricoprire il suo quarto mandato da presidente.

Una vittoria annunciata, che va ben oltre le previsioni e si spiega nel bisogno di sicurezza e nel revanscismo, di grande potenza che Putin ha saputo ispirare negli strati più diversi della popolazione, isolando le frange estreme e puntando sulla vecchia ricetta che coniuga e avoca a sè, i tre pilastri della Santa Russia: i quadri dell’esercito, il clero ortodosso e il rampantismo oligarchico affaristico, non immune da infiltrazioni mafiose, sopravvissute al crollo del comunismo, che hanno costituito l’ossatura del nuovo regime affermatosi dopo lo smembramento seguito alla gestione di Gorbaciov e Eltisin.

Putin sa di non avere rivali e di essere l’alleato più credibile di un accidente che non si spingerà oltre le dichiarazione di principio. L’opposizione appare parcellizzata inframezzata e non sembra avere i mezzi per uscire allo scoperto, mancando anche di figure di riferimento.

Il concetto di democrazia, così come lo intendiamo in occidente, appare molto labile in un Paese immenso come questo, che si trova a dover continuamente fronteggiare spinte centrifughe assicurando un capillare controllo del territorio, in quello che somiglia sempre più giocoforza ad uno stato di polizia, ma che deve necessariamente basarsi sull’accentramento delle sue ingenti risorse energetiche nucleari, che, altrimenti rischierebbero di cadere in mani sbagliate con esiti imprevedibili e forse drammatici.

Putin non ha alternative a Putin. E lo sa. Come lo comprende, suo malgrado, il suo popolo e il mondo intero.

Il risultato elettorale, anche alla luce dei presunti fallimenti della diplomazia in politica estera, laddove la leadership del Cremlino, con il pallido ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, non è sempre riuscita ad accreditarsi come mediatore credibile ed affidabile nelle aree di conflitto, va letto soprattutto in chiave di consolidamento degli equilibri interni. Vladimir vladimirovic ha fatto il pieno di voti nella Russia profonda e nelle aree rurali, ma l’opposizione, che pure aveva invitato a disertare le urne, e ora denuncia presunti brogli, senza però portare prove concrete, è apparsa inconsistente anche nelle grandi città. la Duma, il Parlamento Russo appare sempre più controllato da Russia unita, il partito di Putin, che si è potuto anche permettere la chiosa di convocare i suoi competitor al Cremlino per illustrare, dopo la vittoria, il suo nuovo programma di sviluppo e di governo.

Con il tuo crogiolo di etnie, paesaggi e situazioni, quasi suo malgrado, la Russia invoca sempre l’intervento di un Piccolo Padre, di uno Zar. E Putin sembra incarnare lo spirito del tempo. Che nessuno sembra a tutt’oggi in grado di contrastare. Pur con tutte le sue contraddizioni. L’occidente per ora, non può far altro che allearsi, o stare a guardare. Con un occhio attento alle riserve di gas e petrolio. Le fonti ben informate, parlano di un asse sempre più solido tra Mosca e Teheran. Mentre non ti dissolvono le ombre del Russia Gate sull’Amministrazione Trump. Vladimir vladimirovich si gode il trionfo, ma sa anche che dovrà puntellarlo con provvedimenti di crescita economica a breve termine.

C’è già chi lo paragona a Boris Gudnov, Pietro il Grande e Ivan il Terribile. Chi conosce la Russia si rende conto che non è soltanto un espediente letterario.

Michele Pacciano

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Pubblicato da

MP

giornalista professionista esperto di comunicazione di impegni sociali e politica estera

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